È notte sopra l'erba, su ogni grano
D'asfalto, sulle stanghe rovinate
Della panchina dove siedo; è notte
Coi suoi rumori finti, col suo vento
5 Bizzarro di metà settembre.
So bene d'ogni forma di silenzio,
Ma vedo facce antiche oltre quei muri;
Non date troppa noia a chi lavora,
Domani è un altro giorno, un duro giorno.
10 Chissà chi c'è passato; rughe secche
E spalle massacrate, e braccia stanche,
Sorrisi ed urla, lotte e qualche amore.
La Cappellina, già, chissà cos'era,
Un piccolo tempietto o il soprannome
15 D'una puttana dolce da operai;
La storia è altrove, ma la sento, eppure
La sento anche più forte in questa mesta
Piazzetta di Livorno stralunata
Nel fritto scuro dei venti notturni;
20 La storia che è passata sopra il niente,
Ma sopra il tutto umano e popolare,
La storia che ancor passa con bandiere
Che voglion sventolare in faccia a Dio.
["cosa" (o "bischerata" che dir si voglia) tratta da Livorno, 1997-1998]
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