•       Se giura l'amor mio d'essermi tutta fede,
          Io le credo, pur sapendo quanto mente,
          Tanto che m'abbia per un ignaro giovane
          Poco esperto nelle sottili falsità del mondo.
    5    Così, nella lusinga vana ch'ella mi creda giovane,
          Pur sapendo i miei giorni già volti al declino,
          Sciocco do fede alla sua lingua menzognera,
          In tal modo è a vicenda la chiara verità taciuta:
          Ma perché ella mi tace che m'inganna?
    10   E io, perché non dico che son vecchio oramai?
          Oh, ad amore si addice una apparente fiducia,
          E in amor la vecchiaia non ama che si contino gli anni.
                       Per questo io le mentisco e lei mentisce a me,
                       E nei nostri difetti menzogna ci lusinga.



          When my love swears that she is made of truth,
          I do believe her though I know she lies,
          That she might think me some untutor'd youth,
          Unlearned in the world's false subtleties.
    5    Thus vainly thinking that she thinks me young,
          Although she knows my days are past the best,
          Simply I credit her false-speaking tongue;
          On both sides thus is simple truth suppressed.
          But wherefore says she not she is unjust?
    10   And wherefore say not I that I am old?
          O! love's best habit is in seeming trust,
          And age in love loves not to have years told:
                       Therefore I lie with her, and she with me,
                       And in our faults by lies we flatter'd be.

          [Da Sonetti, Einaudi, Torino 19744, pp. 278-279]

    Il poeta (o meglio, l'io lirico) si dichiara consapevole della necessità della menzogna all'interno del rapporto amoroso con la sua amata. Ed anzi nel mentirsi reciprocamente e consapevolmente egli sostiene che stia l'essenza stessa del rapporto amoroso: infatti, "in our faults by lies we flatter'd be" (cioè "nei nostri difetti menzogna ci lusinga"), dice il secondo verso del distico conclusivo. Insomma non si tratta di autentica fiducia fra i due amanti: la donna si dichiara l'onestà in persona ma non lo è, perché pur sapendo l'età dell'uomo finge di crederlo più giovane; e l'uomo sa che la donna non crede a ciò che finge di credere, ma simula che sia così. Come ha scritto Harry G. Frankfurt (La verità, Rizzoli, Milano 2007): "La donna gli mente riguardo alla propria onestà. e al proprio credere all'età dichiarata dall'uomo: l'uomo le mente riguardo alla propria età, e al proprio credere interamente vera la rappresentazione di se stessa che lei gli offre. Nessuno dei due ignora niente: né che l'altro non è sincero, né che le rispettive bugie non sono credute. Nondimeno entrambi si fingono convinti dell'assoluta correttezza dell'altro. L'insieme di queste finzioni permette agli amanti, uniti da un amore che mette in scena l'apparente fiducia, di illudersi a vicenda – in fatto di impeccabile onestà o giovanile aspetto – come se le rispettive bugie avessero funzionato. La loro gioia di stare insieme è anche gioia di ingannarsi a vicenda. [...] Gli amanti del sonetto sanno cosa l'altro ha in mente, e cosa ha in mente quando mente. Sanno entrambi cosa l'altro pensa davvero e sanno che anche l'altro sa questo: che mentono entrambi con grande abilità, ma nessuno dei due è tratto in inganno. Ciascuno sa che l'altro è un bugiardo, e ciascuno sa che per l'altro le proprie bugie sono trasparenti. [...] Tutto è per loro di una rassicurante trasparenza. Entrambi si sentono al riparo, certi che il loro amore non ha sofferto delle bugie che si sono raccontati. Percepiscono, al di là delle falsità dette e ascoltate, che il loro amore ha resistito alla verità".